Racensione di Riccardo Paccosi allo spettacolo Una Storia d'Imelda andato in scena lunedì 26 agosto 2013 presso la sala Centofiori di Corticella bologna

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Lunedì scorso sono andato a vedere lo spettacolo di burattini "Una Storia d'Imelda" della compagnia diretta da Elis Ferracini & Maurizio Mantani.

Scrivo due righe per consigliarne la visione a tutti, pur tenendo conto di non avere competenza specifica rispetto al teatro di figura.

Si tratta d'uno spettacolo storico - o meglio storiografico - in cui personaggi classici della Commedia dell'Arte interagiscono nell'arco temporale che va dall'ascesa del fascismo

 alla Liberazione.

Nel merito dell'analisi storica, la vicenda del fascismo non è posta nei termini generici della contrapposizione democrazia-dittatura. Essa è collocata, invece,

in un contesto assai più complesso, più inerente all'ambito della cosiddetta storia sociale. Lo sfondo, infatti, è quello della lotta di classe in Italia all'inizio del secolo e si concentra sulla funzione e sulla scelta di campo fatta dalla "rivoluzione fascista" nello scontro tra proletari e padroni, vale a dire l'alleanza strategica coi secondi. E così, dal momento che anche la Liberazione viene interpretata in termini sociali piuttosto che politici, il finale risulta tutt'altro che consolatorio. Nella conclusione del racconto, si evidenzia come le istanze di classe presenti nella Resistenza vengano immediatamente fagocitate e annullate e come, a guerra conclusa, l'èlite economica riesca a riciclarsi nella nuova fase democratica, riprendendo nuovamente il controllo della politica e dello Stato.

Il punto è che tutto questo excursus storiografico avviene all'interno d'uno spettacolo di burattini. Dunque, con un linguaggio comprensibile ai bambini, composto da gag farsesche e interazioni col pubblico.

La forza di "Una Storia d'Imelda" consta dunque d'una drammaturgia che riesce a far coesistere armonicamente, dall'inizio alla fine, due piani di lettura distinti: una sintassi scenica caratterizzata dalla leggerezza con un piano semantico improntato alla complessità.

D'altro canto, non mancano aspetti d'interesse anche dal punto di vista registico: l'interazione classica tra burattini - basata sul crescendo dell'azione - viene sovente contrappuntata da sequenze di narrazione "fuori campo" ritmicamente rarefatte, coadiuvate da immagini e testi.

Insomma, uno spettacolo da vedere per l'ambizione pedagogico-storiografica che racchiude ma, ancor più, per la riuscita e inedita combinazione fra sperimentalità e popolarità ch'esso opera a livello linguistico.

Riccardo Paccosi

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