Sandrone soldato ovvero per la più grande Italia, è stato scritto da un ufficiale italiano tra il 1917 e il 1918 all'interno di campo di prigionia in Germania, visto il contenuto antimilitarista e la conteporaneità tematica della commedia FèMa Teatro ha deciso di metterlo in scena.

All'impianto drammaturgico  originale sono state aggiunte parti più moderne ed in linea con la poetica della compagnia, l'allestimento vede in campo diversi artisti (scultori, musicisti, scenografi costumisti ecc. ecc.).

Visto l'argomento non prettamente commerciale e le difficoltà a reperire risorse economiche dagli enti pubblici FèMa Teatro ha deciso di autofinanziarsi attarverso propri fondi, attraverso il supporto dell'Ass. Mirni Most (un ponte per la pace) e attraverso una raccolta fondi online.

per questo vi chiediamo di contribuire anche con una somma minima all'indirizzo

https://www.produzionidalbasso.com/project/sandrone-soldato-per-la-piu-grande-italia/
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Il progetto



Il progetto si propone di allestire e rappresentare il copione della farsa in due atti per burattini “Sandrone Soldato” ovvero “Per la più grande Italia”, scritta nei campi di prigionia di Rastatt e Celle (Germania) nel 1917-18 da Angelo Ruozi Incerti ufficiale dell’Esercito Italiano; essa poi fu trascritta a Cellelager (Hannover) in un quaderno dal suo compagno amico Giuseppe Denti. Il testo è stato scritto in situazioni umane estreme: dopo la disfatta di Caporetto e nella condizione di prigionia prima a Friederichfeste-Rastatt e poi a Cellelager  ed esprime la comprensione dell’inutilità e della crudeltà della guerra. Ma è anche un testo che attraverso la semplicità dei burattini si rende denuncia dei responsabili del Primo Grande Massacro Mondiale.  Alla maschera di Sandrone, personaggio del popolo e della terra d’Emilia, è affidato il compito di incarnare gli ultimi, sempre oppressi e vinti. Egli è circondato in scena da un cast di personaggi votati alla guerra per esaltazione, per carriera, per guadagno; soprattutto caratterizzati da profonda disumanità. Hanno i nomi di Cadorna, Diaz, D’Annunzio e l’Imboscato, ovvero il padrone che sta lontano dalla trincea e trae profitto dal conflitto. La luce della pace è proprio nell’incontro col nemico, l’Austro. I due si riconoscono divisi dalle divise, ma uniti dalla loro condizione di carne da macello, di proletari in armi l’uno contro l’altro per fasti e ricchezze di pochi altri che li comandano. Degno di nota è l’uso della parola come arma innanzitutto del conflitto di classe: da una parte il parlare dialettale e quotidiano di Sandrone e l’essenzialità delle ragioni di vita di  Austro (che fa sì che il nemico è come noi) che vanno al cuore della questione: il diritto alla pace e ad una vita dignitosa. Dall’altra il parlar forbito sempre in odore di raggiro o mellifluamente violento di chi sta loro sopra.  L’avvicendarsi rapido di personaggi e situazioni consente di entrare in questa storia, attraversarla in tutta il suo dolore, ma con la capacità che fu proprio dell’autore di dare una tragica leggerezza al dramma. E’ testo di denuncia e di pace andato proprio in scena nel campo di prigionia 100 anni fa. Lo spessore del tema e delle parole nel copione e la storia di Ruozi Incerti suo autore ci ha intrigato. Di più. Ci ha chiamato da un tempo lontano a mettere in scena una storia che è nelle nostre corde di cittadini e artisti e burattinai. Uno spettacolo contro la guerra, una storia per la pace nel mondo.


La messinscena di Sandrone Soldato sarà, quale tributo all’autore Ruozi e alle vittime di tutte le guerre e riconoscimento a quanti si impegnano quotidianamente perché queste tragedie non avvengano più, come fu 100 anni fa, realizzata con i burattini. Cercheremo di attenerci il più possibile al testo, ma dato che la nostra intenzione non è ‘museale’, sarà spettacolo di oggi, con contributi ‘tecnici’ ed artistici che non potevano essere messi in campo a quel tempo e con l’attualità di voci e variazioni sul testo che il mondo dei burattini, dello spettacolo dal vivo ed in rapporto col pubblico, richiede.

Abbiamo inoltre inserito, rispetto all’originale, lo svolgimento di una storia che viaggia in parallelo al racconto di guerra di Sandrone. E’ la marionetta che ‘incarna’ Ruozi e la sua vita nel lager, la sua capacità, in quella condizione, di salvarsi, come altri suoi compagni di prigionia, grazie all’arte, all’intelligenza, alla coscienza. Questo porta lo spettacolo a rivolgersi ad un pubblico di giovani ed adulti, e con loro fare memoria  e riflettere su ciò che è stato e purtroppo ancora  è. Historia magistra vitae…ma spesso il genere umano è studente molto distratto, ripetente gli errori e gli orrori del passato.

Per tutto ciò chiediamo sostegno alla realizzazione di Sandrone Soldato-Per la più grande Italia, in questi tempi  non facili, che quando si ha voglia di dire qualcosa, spesso è difficile concretamente dirla.



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